| introduzione al DIALETTO ROMANESCO |
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ultimo aggiornamento febbraio 2004 |
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PREFAZIONE
Per molti non-romani la comprensione del romanesco parlato presenta qualche difficoltà, ma la comprensione del romanesco scritto potrebbe rivelarsi forse ancor più ostica.
Diversamente da molti altri dialetti, la struttura della frase rimane simile a quella italiana; ciò che differisce maggiormente sono le singole parole, per come esse sono pronunciate, ma anche per come vengono scritte.
In particolare, ciò che nei testi in dialetto spesso colpisce (e disorienta) è la selva di accenti e di apostrofi, necessari a rendere il suono dei molti vocaboli che il romanesco elide o tronca, nonché le molte consonanti raddoppiate, a volte persino all'inizio dei vocaboli.
Come avviene per quasi tutti i dialetti, anche per il romanesco la trascrizione non segue regole ortografiche particolarmente rigorose: lo scopo principale è il tentativo di riprodurre più o meno fedelmente la pronuncia, il suono delle singole parole. Per questo motivo, a volte, si incontrano vocaboli resi in modo leggermente diverso da autore ad autore, anche perché alcuni tendono a semplificare l'ortografia per non appesantire il testo, confidando nella conoscenza del romanesco da parte dei lettori, e lasciando così questi ultimi liberi di interpretare la pronuncia dei singoli vocaboli.
In ogni caso, il dialetto di Roma è più simile all'italiano di quanto non lo siano quelli di altre città o regioni. Lo stesso toscano, che assieme al romanesco ha costituito la piattaforma comune da cui è nata la lingua nazionale, differisce da quest'ultima tanto quanto il dialetto di Roma se non di più (contrariamente alla diffusa credenza che vuole l'italiano puro essere quello di Firenze):
La presente "grammatica" ha un valore più ludico che didattico: ovviamente è ben lungi da me il serio obbiettivo di insegnare il romanesco ai non-romani e, perché no, a quegli stessi romani che magari masticano tre o quattro lingue straniere senza poi comprendere chi, al mercato, li invita a capà le perziche (ovvero a "scegliere le pesche").
A ciò si aggiunga il fatto che oggi il dialetto è spesso investito, e a torto, di una connotazione negativa, plebea, travisandone così il significato puramente tradizionale. Basti dire che non viene neppure chiamato con l'aggettivo proprio della città, cioè romano (come invece avviene per il napoletano, per il genovese, per il milanese, e per molti altri ancora), ma romanesco, affibbiandogli gratuitamente un suffisso che - diciamolo francamente - sa un po' di peggiorativo. Per non parlare dell'orribile tendenza di alcuni a chiamarlo romanaccio, come se l'essere idioma del popolo dell'Urbe fosse una colpa di cui vergognarsi. Eppure un tempo, a Roma, perfino i principi e i papi parlavano questo dialetto.
È quindi per restituirgli dignità, in una prospettiva di recupero del patrimonio culturale locale, senza con ciò rinnegare la funzione unificatrice dell'italiano a livello nazionale, che ho tentato di riassumere le regole di grammatica del romanesco originale, quello cioè usato da Giuseppe Gioacchino Belli per i suoi Sonetti, giustamente considerato il "distillato" di questo dialetto.
Ho anche ritenuto opportuno aggiungere, in coda ad alcuni paragrafi, le principali differenze riscontrabili nella forma parlata oggigiorno, evidenziando l'evoluzione che in quasi duecento anni il romanesco ha subìto (come del resto è accaduto e continua ad accadere anche a tutte le lingue ufficiali nazionali). Tali parti sono segnalate da linee rosse.
Per una più facile comprensione dei temi esposti, i numerosi esempi sono riportati in tabelle bilingui (romanesco / italiano), in carattere corsivo.
Ma nun c'è lingua come la romana
Pe dì una cosa co ttanto divario*
Che ppare un magazzino de dogana.
da "Le lingue der monno", G.G. Belli
* varietà
A chi fosse interessato al dialetto romano classico segnalo anche la SCOLA DE DIALETTO di Claudio Francesconi (alias Spartacus Quirinus), che ora include anche un blog a cui prendere attivamente parte.
Chi invece volesse approfondire i temi del romanesco moderno, non potrà fare a meno di visitare il sito TurboZaura ™, prova tangibile della straordinaria vitalità nonché del pungente umorismo che questo dialetto ancora oggi dimostra di possedere, a dispetto dei molti detrattori.
- GLI ARTICOLI
il gatto il cane il palo |
er gatto er cane er palo |
gli occhi gli animali gli uccelli |
l'occhi l'animali l'ucelli |
gli scaffali gli zoccoli gli speroni |
li scaffali li zoccoli li speroni |
i santi i lampioni i ragazzi |
li santi li lampioni li regazzi |
uno specchio una capra una mela uno zoccolo |
'no specchio 'na capra 'na mela 'no zoccolo |
è un gatto! sarà un po' troppo saliva su un albero |
è 'n gatto! sarà 'n po' ttroppo saliva su 'n arbero |
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Un ulteriore fenomeno di natura fonetica avviene quando due consonanti consecutive, una appartenente all'articolo e una al vocabolo che segue, producono un suono che i romani giudicano "poco familiare", scomodo da pronunciare, come r + l, oppure n + r. In tali casi, la prima consonante si perde, e la seconda viene raddoppiata, come mostra la tabella seguente:
SUONO
"SCOMODO"PRONUNCIA
EFFETTIVAer l... ® e' ll... er lago ® e' llago er r... ® e' rr... er rospo ® e' rrospo un l... ® u' ll... un limone ® u' llimone un r... ® u' rr... un ramo ® u' rramo un m... ® u' mm... un maschio ® u' mmaschio un n... ® u' nn... un nodo ® u' nnodo
Stranamente, queste forme non si trovano nei sonetti di Belli. Al contrario, sono usate frequentemente nelle opere di un altro famoso autore dialettale, Giggi Zanazzo (1860-1911), il cui lessico è ritenuto il più simile a quello di Belli.
Nel dialetto odierno, questa regola fonetica è ancora comunemente applicata.
DIALETTO MODERNOTutti gli articoli che cominciano per "l" tendono a perderla (aferesi), specialmente nel linguaggio parlato:
la sposa
le strade
lo straccio
gli scogli
'a sposa
'e strade
'o straccio (in romanesco classico rimarrebbe invariato: lo straccio)
'i scoji (in romanesco classico: li scoji)
Si noti che 'a, 'e, 'o, 'i hanno in pratica lo stesso suono di una vocale semplice, ma dal suono leggermente più lungo.
Tale cambio vale anche nella costruzione delle preposizioni composte (vedi sotto).
In romanesco le preposizioni semplici restano simili a quelle italiane, con tre sole differenze: di che diventa de, con abbreviato in co, e per abbreviato in pe. Si noti che le ultime due nel dialetto classico di Belli sono scritte senza l'apostrofo, mentre molti degli autori successivi interpretano ciò come elisione, co' e pe', aggiungendovi l'apostrofo.- LE PREPOSIZIONI
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(esempi è) |
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(esempi è) |
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(esempi è) |
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nel nello nella nei negli nelle |
ner ne lo ne la ne li ne li ne le |
nel buco nello stanzino nella scatola nei pozzi negli scantinati nelle case |
ner bucio oppure in der bucio ne lo stanzino oppure in de lo stanzino ne la scatola oppure in de la scatola ne li pozzi oppure in de li pozzi ne li scantinati oppure in de li scantinati ne le case oppure in de le case |
drent'ar bucio drent'a lo stanzino drent'a la scatola drent'a li pozzi drent'a li scantinati drent'a le case |
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(esempi è) |
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sul sullo sulla sui sugli sulle |
sur su lo su la su li su li su le |
sul tetto sullo scaffale sulla collina sui terrazzi sugli scalini sulle foglie |
sur tetto in sur (zur) tetto su lo scaffale in su (zu) lo scaffale su la collina in su (zu) la collina su li terrazzi in su (zu) li terrazzi su li scalini in su (zu) li scalini su le foje in su (zu) le foje |
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(esempi è) |
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tra / fra il tra / fra lo tra / fra la tra / fra i tra / fra gli tra / fra le |
tra / fra er tra / fra lo tra / fra la tra / fra li tra / fra li tra / fra le |
dell' degli + vocale delle + vocale all' agli + vocale alle + vocale dall' dagli + vocale dalle + vocale nell' negli + vocale nelle + vocale con l' / coll' con gli + vocale con le + vocale sull' sugli + vocale sulle + vocale per l' per gli + vocale per le + vocale tra l' tra gli + vocale tra le + vocale fra l' fra gli + vocale fra le + vocale |
de ll' de ll' de ll' a ll' a ll' a ll' da ll' da ll' da ll' ne ll' ne ll' ne ll' co ll' co ll' co ll' su ll' / in su ll' co ll' / in su ll' co ll' / in su ll' pe ll' pe ll' pe ll' tra ll' tra ll' tra ll' fra ll' fra ll' fra ll' |
de ll'acqua de ll'occhi de ll'ombre a ll'acqua a ll'occhi a ll'ombre |
dell'acqua degli occhi delle ombre all'acqua agli occhi alle ombre (ecc.) |
| ARTICLE à PREPOSITION â | ER (IL) | LO (LO) | LA (LA) | L' (L') | LI (I) | LI (GLI + cons.) | LE (LE + cons.) | L' (GLI / LE + voc.) |
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| DE (DI) | der | de lo | de la | de ll' | de li | de li | de le | de ll' |
| A (A) | ar | a lo | a la | all' | a li | a li | a le | all' |
| DA (DA) | dar | da lo | da la | da ll' | da li | da li | da le | da ll' |
| IN (IN) | ner in der | ne lo in de lo | ne la in de la | ne ll' in de ll' | ne li in de li | ne li in de li | ne le in de le | ne ll' in de ll' |
| CO (CON) | cor | co lo | co la | co ll' | co li | co li | co le | coll' |
| SU (SU) | sur in sur | su lo in su lo | su la in su la | su ll' in su ll' | su li in su li | su li in su li | su le in su le | su ll' in su ll' |
| PE (PER) | pe'r | pe lo | pe la | pe ll' | pe li | pe li | pe le | pe ll' |
| TRA (TRA) | tra er | tra lo | tra la | tra ll' | tra li | tra li | tra le | tra ll' |
| FRA (FRA) | fra er | fra lo | fra la | fra ll' | fra li | fra li | fra le | fra ll' |
Quando la preposizione semplice co è seguita da un, può diventare cor, per motivi di fonetica:
con un coltello
con un sasso
con un vestito nuovo
co 'n cortello, ma anche cor un cortello
co 'n sercio, ma anche cor un sercio
co 'n vestito nòvo, ma anche cor un vestito nòvo
La seconda delle due forme, più arcaica, oggi è molto poco usata.
DIALETTO MODERNO
- Spesso cor è scritto cór, per distinguerlo da còr (cioè còre = "cuore").
Tuttavia, è assolutamente improbabile che in dialetto romano la parola "cuore" venga mai abbreviata in tal senso: l'uso di porre un accento acuto sulla preposizione è quindi, a mio avviso, abbastanza ingiustificato, ma può comunque servire a sottolineare il suono molto chiuso che la vocale "o" deve assumere in questo caso.
- A causa della perdita della "l" da parte degli articoli (come già spiegato nel relativo paragrafo), de lo, co lo, ecc. vengono oggigiorno pronunciati in ottemperanza alla seguente regola fonetica: l'ultima vocale della preposizione semplice (de; co; ecc.) diventa la stessa vocale dell'articolo che segue, e che perde la "l":
della sposa
nello spazio
nelle strade
per i boschi
con la barca
con gli sci
da'a sposa
no'o spazio
ne'e strade
pi'i boschi
ca'a barca
chi'i sci
Si noti che la doppia vocale inframezzata dall'apostrofo è pronunciata senza interruzione nella voce, come un'unico suono più lungo.
- La preposizione su non muta la sua vocale. Inoltre quando la forma sugli è seguita da un vocabolo che comincia per vocale, anche in romanesco rimane la doppia "l":
sugli scaffali
sugli ultimi scaffali
sugli scogli
sugli alberi
sugli occhi
su'i scaffali (dialetto classico: su li scaffali)
sull'urtimi scaffali come il dialetto classico)
su'i scoji (in dialetto classico: su li scoji)
sull'arberi come il dialetto classico)
sull'occhi come il dialetto classico)